Presentazione

“La riduzione delle risorse nel settore del trasporto collettivo: effetti economici, sociali, ambientali e possibili soluzioni”

Il settore del trasporto pubblico locale è stato caratterizzato recentemente da politiche di contenimento dei costi e da sensibili riduzioni del finanziamento pubblico che hanno prodotto tagli ai servizi, spesso operati in modo lineare senza particolari valutazioni delle reali esigenze dell’utenza. Ciò non ha certo contribuito ad accrescere l’efficienza e l’efficacia del servizio finendo addirittura per ledere in una certa misura il diritto alla mobilità individuale del cittadini/utenti.

I tagli ai trasferimenti pubblici impongono inevitabilmente agli operatori del settore di modificare l’offerta e agli utenti di subire tali modifiche, che spesso si concretizzano nella riduzione dei servizi accompagnata paradossalmente da un aumento delle tariffe.

Emerge tuttavia la necessità di passare da una logica di semplici tagli lineari, ad una riforma del trasporto pubblico atta a ridefinire i servizi in modo da rispondere con maggiore efficacia alle esigenze della collettività. I dati sulla mobilità evidenziano chiaramente gli effetti della crisi: si osserva una contrazione del numero degli spostamenti complessivi associata, tuttavia, ad un incremento dei passeggeri del trasporto pubblico (effetto probabilmente del consistente aumento del prezzo dei carburanti), pur a fronte di una offerta costante o ridotta e prezzi dei titoli di viaggio in aumento. Sembra essere in atto un cambiamento negli stili di mobilità sicuramente spinto dalla necessità di rivedere il budget individuale di spesa disponibile, ma anche da un diverso modo di valutare l’offerta, con un interesse crescente verso il trasporto collettivo.

La liberalizzazione e privatizzazione del trasporto locale, l’assegnazione dei servizi mediante gara e quindi la concorrenza per il mercato o nel mercato assieme alla determinazione dei costi standard potrebbero rappresentare un passaggio obbligato ed un’opportunità di uscita dallo stato di crisi del settore.

Tali scelte dovrebbero essere accompagnate da una diversa concezione dell’utente che deve trovare una collocazione centrale e va inteso come protagonista del servizio. Quest’ultimo , in un’ottica di sostenibilità complessiva, deve assumere anche una forte vocazione “ambientale”. Tale concezione vale innanzitutto per l’utenza pendolare, ancor più in un momento storico come quello attuale in cui la crisi economica mondiale rischia di avere forti ripercussioni sociali (esclusione sociale).

Serve un nuovo modo di pensare la mobilità in cui prevalga una logica di sistema. Si tratta di tradurre un problema in opportunità con interventi attuabili, sollecitando da una parte gli attori principali, operatori, amministratori, utenti/clienti ed avvalendosi dall’altra di figure professionali competenti, professionisti del settore dei trasporti ed esperti nella gestione della mobilità.

Si dovrebbe inoltre tendere verso una nuova strategia di mobilità sostenibile, focalizzata sulle esigenze dell’utenza (pendolare in particolare). Le azioni da intraprendere devono partire dalla consapevolezza della situazione attuale dell’offerta di trasporto collettivo che in molte realtà appare inadeguata a fornire una risposta ai diversi contesti territoriali, ad una domanda crescente ed in continua evoluzione nelle dimensioni spazio-temporali.

Per gli operatori del settore agire su tali leve significa affiancare alle azioni più prettamente legate alla contabilizzazione dei servizi l’adozione di strumenti e tecniche di pianificazione, programmazione e monitoraggio degli stessi al fine di indirizzarne i processi di produzione.

Su questi aspetti si vuole invitare alla riflessione aprendo un dibattito in cui emergano l’importanza dell’analisi delle caratteristiche e delle dinamiche proprie della domanda di mobilità, in cui possono giocare un ruolo importante  anche le associazioni dei consumatori, ma in cui è determinante l’apporto degli operatori, dei tecnici e della ricerca di settore. La ricerca, in tal senso, assume un ruolo centrale proponendo metodi e modelli evoluti ed efficaci, sviluppando e proponendo sperimentazioni e buone pratiche eventualmente da trasferire nei diversi ambiti territoriali anche in considerazioni delle peculiarità e delle dinamiche sociali.

In conclusione si ritiene debba cambiare la prospettiva secondo la quale si guarda al trasporto collettivo, superando la storica visione pessimistica che lo inquadra come un problema ed orientandosi verso una prospettiva ottimistica in cui sia percepito come una risorsa preziosa nelle disponibilità della collettività e per questo da amministrare con saggezza, oculatezza e lungimiranza.

 


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